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Lingua Clara | Non avere sale in zucca

Cucurbitae caput non habemus!

Non sono uno zuccone! (Letteralmente: non abbiamo la testa di zucca!)

Apuleio “Metamorfosi” 1.15


Che la zucca possa essere riempita di cose buone, come il risotto, già era noto a tutti, ma come si sia arrivati a riempirla di sale è un po’ più difficile da immaginare. Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, nel periodo in cui la via Salaria era uno dei principali snodi commerciali dell’Impero Romano e in cui il sale costituiva un bene preziosissimo: era addirittura considerato una moneta di scambio, tanto che il termine salario deriva proprio dal fatto che i soldati erano pagati con l’oro bianco! Sappiamo da dove proveniva -dalle saline alla foce del Tevere e nell’Adriatico- e come veniva trasportato -sulle navi e sui carri in degli appositi vasi- ma, una volta venduto, dove veniva conservato dalla gente comune? Il sale non doveva prendere umidità e doveva quindi essere posto in contenitori piccoli e impermeabili: le zucche! Sì, perché le zucche, una volta svuotate ed essiccate, erano una saliera perfetta, disponibile in varie forme e colori e accessibile anche ai più poveri. Fin qui si è spiegato l’uso del sale nelle zucche e per quanto una zucca e una testa possano in un certo modo assomigliarsi (altrimenti la leggenda di Jack o’Lantern non esisterebbe) ancora non si spiega cosa abbia a che fare il sale con l’intelligenza. Per scoprirlo dobbiamo andare ancora più indietro nel tempo, quando il latino era allo stadio embrionale e Roma era popolata da creature selvatiche e piante rigogliose.


Chi mi conosce sa che prima o poi, inevitabilmente, avrò qualche cosa da dire sui protoindoeuropei ed effettivamente questa volta fanno proprio al caso nostro. Perché viaggiare così indietro nel tempo e chi sono questi protoindoeuropei? Beh, la risposta è che non lo sappiamo. Non ne abbiamo la minima traccia. E come possiamo dire che sono esistiti? Lo possiamo teorizzare perché i linguisti si sono accorti che un gran numero di lingue europee, nonostante le evidenti differenze lessicali, sintattiche, morfologiche, presenta moltissime parole che derivano da radici comuni. Non è un caso che “madre” si dica “mother” in inglese “mutter” in tedesco “mère” in francese e così via; alcune parole sono molto evidenti nella loro somiglianza, altre sono cambiate così tanto nelle diverse lingue da risultare irriconoscibili... in ogni caso, non si sa bene per quale motivo, in protoindoeuropeo, secondo le ricostruzioni degli studiosi, la radice della parola “sale” copre anche il campo semantico dell’intelligenza! Ciò non è andato perso nelle lingue classiche; infatti in greco il termine “hals” (l’aspirazione nasconde la caduta di una s- a inizio parola che doveva quindi venire da sals) vuol dire “mare”, “sale” e “arguzie”, e così in latino, tanto che l’espressione habere salem significa “avere sale in zucca”! Quindi, come i poveri avevano poco sale nella zucca, gli stupidi non sono dotati di una testa piena di intelligenza.


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