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Lingua Clara | La gatta frettolosa fa i gattini ciechi


Questo proverbio molto comune, che sottolinea l’importanza di lavorare con precisione e senza fretta, ha origini antichissime, ma si presenta in maniera lievemente diversa: infatti la protagonista di questa storia è in realtà una cagna.

Per darci un’idea dobbiamo risalire al 650 a.C. circa e viaggiare fino all’isola di Paro, nelle Cicladi. Conosciuta anche per una qualità di marmo pregiato, quest’isola è la patria di uno dei più grandi lirici greci: Archiloco. Come di tutti gli antichi, abbiamo solo frammenti e questo poeta è noto soprattutto per i suoi testi erotici molto spinti e per i suoi giambi, componimenti in cui schernisce pesantemente persone del suo tempo. Proprio in uno di questi frammenti (in particolare il 196a, 26 s. West2) un personaggio, o forse proprio Archiloco, afferma di non voler sposare un vecchio amore, temendo di fare figli ciechi e prematuri per via della fretta, come la ben nota cagna. Ma chi è questa "ben nota cagna"? Semplicemente il personaggio molto noto di un proverbio sumerico e accadico che si diffonde poi in Grecia, dove viene testimoniato dai paremiografi, in una favola di Esopo e nella commedia di Aristofane intitolata Pace (dove però la cagna diventa un cardellino) e ancora in greco medievale, e in seguito anche nel mondo romano, dove troviamo il detto Canis festinans caecos parit catulos, ovvero “la cagna frettolosa genera cuccioli ciechi”, attestato in latino volgare e citato in seguito da Erasmo da Rotterdam, negli Adagia.

Così, girando per l’Europa e il Vicino Oriente da oltre tremila anni, il detto giunge fino a noi e, mentre in portoghese è il cucciolo a voler nascere prima del tempo, non sviluppandosi del tutto (Cachorro, por se avexar, nasceu com os olhos tapados, ovvero “il cucciolo, per fretta, è nato con gli occhi ciechi”), in tedesco ancora oggi sopravvive quasi invariato e secondo alcuni è stato addirittura tradotto dal lituano, testimoniando quanto fosse diffuso questo proverbio nell’antichità: die eilige Hündin wirft blinde Junge. Anche se non è completamente chiaro come sia giunto alla versione tedesca, poiché non è in realtà attestato nei principali dizionari d’uso lituani, in inglese l’equivalente perde la figura dell’animale, ma mantiene la rima nel detto haste makes waste, mentre in italiano il cane diventa un gatto. E ora un piccolo dettaglio: sia i cani che i gatti, appena nati, sono completamente ciechi e dipendono in tutto dalla mamma, ma i gatti in realtà aprono gli occhi dopo soli dieci giorni, mentre per alcuni cuccioli di cane ne occorrono fino a venti. Alcuni cuccioli, tuttavia, non vedranno mai: le difficoltà nel parto o fattori come la malnutrizione infatti possono giocare un ruolo importante nella salute dei cuccioli e sicuramente nell’antichità la disponibilità di cibo, inadeguata per gli uomini, lo era senz’altro ancor di più per gli animali domestici causando dunque, probabilmente, un’incidenza maggiore di cuccioli con problemi alla vista o all’udito.


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