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Blastare x Lingua Clara

Usu latinae linguae verba nova et insolita explicare.


Ovvero spiegare cose nuove con parole vecchissime…


Lingua Clara si inserisce nella cornice di ATB Associazione Culturale con la volontà di mostrare le potenzialità di una lingua, considerata ormai obsoleta, ma che si dimostra invece contemporanea e viva. Non si propone di usare il latino che avrebbe utilizzato Cicerone, ma sfrutta, piuttosto, la struttura e i termini, anche quelli insoliti, del latino con l’obiettivo di intessere un gioco tra chi scrive e chi legge: quello di capirsi attraverso parole lontane, evocative, insolite, che nella loro verità eterna palesano un significato immediatamente chiaro. Non serve conoscere il latino per capire il significato di questo latinorum!



Blastare: sapientes astuta mente stultissimos deridunt


Curiosità

Blastare no, non viene dal latino, ma dal verbo inglese to blast, ‘far esplodere’, italianizzato nella prima coniugazione, una delle più produttive per quanto riguarda l’inclusione dei prestiti nella nostra lingua.

Il termine entra nel nostro vocabolario a partire dal frenetico linguaggio dei social, in cui, nei frequenti dibattiti tra vivacissimi sconosciuti, spesso accade che qualcuno blasti chi è meno preparato sull’argomento della discussione. Blastare qualcuno, infatti, vuol dire sganciare una bomba e far saltare il suo ragionamento con una battuta dagli effetti esplosivi.

Quando Picasso dipinse Guernica, nel 1937, realizzò infinite bozze di donne, uomini, animali dilaniati dalla sofferenza e dal dolore, tristemente ispirato dal fatto di cronaca e impegnato nel tentativo di catturare il terribile avvenimento. Tre anni più tardi l’ambasciatore tedesco Otto Abetz osservava la fotografia del dipinto nello studio del pittore e chiedeva sorpreso: “Avete fatto voi questo orrore, maestro?”. La risposta di Picasso entrò nella storia, in una Parigi occupata dai nazisti: “No, è opera vostra!”. Dal tremendo blasting effettivo, ovvero il bombardamento di Guernica da parte dei tedeschi, si arriva dunque alla blastata verbale del grande pittore cubista: l’arte è protesta, è lotta politica. Ma se Picasso lo può fare senza rischiare la testa in quanto artista di fama mondiale, al giorno d’oggi le circostanze si invertono e la critica salace è appannaggio di ognuno di noi, così diventa Banksy, l’anonimo per eccellenza, a portare avanti una tenace opposizione, blastando con le sue immagini mute la violenza, i totalitarismi, la mancanza di umanità. Una delle sue opere meno conosciute è la Madonna con pistola, comparsa in piazza Gerolomini, a Napoli, a rappresentare il contraddittorio legame tra criminalità organizzata e religione. Così, con una Maria estatica che protende le mani verso la pistola, invertendo il trend che lo vede trasformare le armi in fiori, Banksy muove una critica ad ogni forma di giustificazione e perdono della violenza. Il misterioso personaggio, dal genio incontenibile, arriva addirittura ad annichilire il valore dell’opera d’arte, distruggendo nel 2018 La bambina con il palloncino per mezzo di un meccanismo nascosto nel telaio, subito dopo averla venduta all’asta per 1,2 milioni di dollari.

Quella, dobbiamo ammetterlo, fu una blastata pazzesca!






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