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Mistero 1936

Il primo social book di AtbEdizioni


Lettera aperta

Sono un appassionato di oggetti vintage. Amo perlustrare i mercatini e comprare oggetti di una volta. Forse perchè così facendo mi pare di dare loro una seconda vita o forse, semplicemente, perchè c'è qualcosa che mi accomuna a loro essendo ormai sulla soglia degli ottant’anni... La scorsa primavera, trascorrendo una lieta mattinata a Saluzzo con la mia compagna di vita, mi sono invaghito di una macchina fotografica a soffietto che ho poi scoperto avere poco più della mia età. É una datata VOIGHTLANDER BESSA del 1936 in un ottimo stato di conservazione e ancora perfettamente funzionante. L'ho acquistata a un buon prezzo e con grande stupore mi sono accorto che all'interno c'era un vecchio rullino da -120-, di quelli che si usavano un tempo, ancora da sviluppare. Non saprei dire a che decennio possa risalire. Forse agli anni Trenta come la macchina. Ma potrebbe essere anche dei decenni successivi. Incuriosito, ho deciso di portarlo dal mio fotografo di fiducia e di farlo sviluppare. Ci sono voluti circa venti giorni per vedere i risultati. Lo sviluppo e la stampa delle negative nell'epoca del digitale richiedono ormai parecchio tempo. Le otto fotografie che nascono da questo rullo mi lasciano, ogni volta che le guardo, completamente attonito. Chi sono l'uomo e la donna ritratti? Perchè hanno il volto coperto? In che luogo sono? Che cosa stanno facendo? Siamo negli anni Trenta o Quaranta o Cinquanta o forse ancora dopo? Non saprei che dire... Per questo motivo chiedo a chi si intende di fotografia, di storia, di ricordi o, semplicemente ha un po' d'intuito e fantasia, di ricostruire con me la storia misteriosa di questi due incredibili personaggi.

Anticipatamente ringrazio tutti coloro che si sentiranno di contribuire a saziare la mia curiosità che spero possa diventare anche la loro... Se il mistero del ritrovamento fortuito delle otto fotografie vi appassiona, scrivete un pensiero, un racconto, una poesia aiutandoci a ricomporre i pezzi delle enigmatiche otto fotografie. i migliori scritti che nasceranno dalle otto foto e che riusciranno a dare un senso e un perchè alla vicenda, (racconti, storie, poesie, pensieri) verranno selezionati e pubblicati in un libro edito dalla casa editrice AtbEdizioni di Torino.

Anonimo


Tutto è un groviglio di reti e di relazioni, di nessi e di legami. Dobbiamo perciò abbandonare la visione frontale dell’oggetto che ci lascia distanti e passivi di fronte ad esso. Questa è una citazione di Italo Calvino scaturita nell’analisi di “ Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, uno dei romanzi più enigmatici di Carlo Emilio Gadda. Calvino descrive Gadda come un intellettuale nevrotico e “inconcludente” che trova nella scrittura il terreno ove scaricare tutte le sue angosce e soddisfare l’esigenza compulsiva, che non trova mai appagamento e stasi, a scrivere.

Sappiamo che a molti scrittori contemporanei (o aspiranti tali) talvolta sfugge o si nasconde il punto di approdo, il nesso di relazioni che possa dirsi risolutivo e ciò scoraggia, avvilisce e frena gli slanci creativi.

Ma noi intendiamo contrastare questo assunto (magari scoprendo anche nuovi talenti letterari) mettendo in pratica le idee di Calvino (che è stato il primo a concepire in Italia il libro ergodico con “Se una notte d’inverno un viaggiatore” o “Il castello dei destini incrociati”), per attuare il principio di molteplicità acquisendo un diverso punto di osservazione e di sguardo sul mondo. Il sentiero stretto che intendiamo percorrere ci porta a immaginare un prodotto che, al tempo di Calvino, nessuno si sarebbe sognato. Un’opera che abbraccia il mondo virtuale dei social (spesso reale quanto il reale) oltre a quello materiale. Un libro social è possibile solo ai nostri giorni, grazie alla capillarità della tecnologia tramite la quale anche un ingegnere, un matematico, una casalinga, un operaio, un contadino o ancora un bancario, un ragioniere e via discorrendo, attratti in maniera emblematica ma tenace da una forza vivissima di scrivere diventando altro da sé, possono uscire dal ruolo che la società ha codificato per loro.

Il fulcro del progetto sul libro social si ispira al presupposto che ogni sollecitazione è vista come il centro di una rete di relazioni che lo scrittore non sa trattenersi dal seguire, moltiplicando i dettagli in modo che le sue descrizioni e divagazioni s’allarghino a comprendere orizzonti sempre più vasti” e ogni trama si possa diramare in mille altre direzioni.

Ma da dove nasce questo progetto, quasi apologia del libro come “grande rete”, come grande contenitore ove continuamente tutto può essere rimescolato in una nuova combinatoria?

Nasce da un “giovane” intellettuale quasi ottantenne appassionato di oggetti vintage. Ama girare per i mercatini e comprare gli oggetti che lo incuriosiscono. Alto, magro, elegante, acculturato, un po’ schivo. Questo nostro anonimo è convinto (e ha persuaso anche noi) che nulla può definirsi davvero concluso, nemmeno un vecchio rullino esaurito in una VOIGHTLANDER BESSA del 1936, tutto può ricominciare partendo da nuovi punti di vista, da nuovi spunti e sentieri e che la letteratura deve farsi carico di rappresentare la molteplicità delle relazioni e saper tessere insieme i diversi saperi, i diversi codici e i diversi stili in una visione plurima e sfaccettata del mondo sempre più contraddittorio, ambiguo, aleatorio, incerto.

Per questo il nostro invito è rivolto a una molteplicità di autori e di mondi, in quanto solo attraverso i loro pensieri, le loro intuizioni e ispirazioni possiamo scoprire la vita e, in questo caso, ricostruire una storia.

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