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Riflessione interna totale di Giada Petrucci sulla mostra Frammenti dell'Io di Chiara Rizza


“Ho capito che soffrono gli specchi la sera che ne vidi uno sporgere le labbra verso un viso costretto a sorridere invece, a pettinarsi cantando, a spegnere la radio, a chiudere la porta e a uscire. E lui, lo specchio, fermo nel buio. Come gemevano di dietro i suoi congegni, gli strumenti antichi della sua tortura: forse domani non darà più immagini a nessuno? Forse finalmente lo specchio spezzerà il sortilegio dello specchio e apparirà il suo viso” (R.Pazzi).

In Fisica la Riflessione Interna Totale è il fenomeno per cui un’onda elettromagnetica che colpisce una superficie in parte prosegue il suo percorso deviandolo al di là della superficie stessa, in parte torna nella direzione da cui proveniva.

Chiara Rizza inizia un’approfondita ricerca artistica verso la riflessione interna dell’io e di sé utilizzando lo specchio come strumento di scomposizione e ricomposizione dell’immagine riflessa. Sin dall’antichità lo specchio è stato rappresentato come allegoria della vanitas, della superbia, come simbolo di prudenza oppure di inganno, il luogo in cui si formano l’io e la coscienza di sé e dove contemporaneamente avviene lo sdoppiamento del fenomeno come lo conosciamo; una porta di passaggio tra la realtà e il suo surreale, un inganno immaginario, rotture e immagini frammentarie.

L’Effetto Venere è un fenomeno della psicologia della percezione – così chiamato per i vari dipinti in cui la dea si riflette in uno specchio- secondo il quale l’osservatore si ritrova convolto in prima persona nell’opera catturato dal riflesso del volto della dea nello specchio che, in realtà, non guarda sé stessa, ma scruta e osserva il pittore, l’osservatore, che inevitabilmente entra nel gioco di riflessione speculare.

Riflessione Interna Totale è un percorso personale e autobiografico ma coinvolge inevitabilmente

anche lo spettatore nel percorso di visita invitandolo, grazie agli specchi interi e frammentati, al dialogo con sé stesso. Tenta una riflessione sul corpo femminile, sull’accettazione del sé; comunica il tentativo di una ricostruzione identitaria e psichica attraverso una costante scomposizione e ricomposizione del proprio io. Frammenti di specchi, di corpi e di ossa che tentano una riappacificazione, ora dividendosi ora avvicinandosi, magri e timidi pasti nudi alla ricerca della propria completezza. Solo il viso non riesce a giocare sicuro come le Veneri, sarà riuscito il tentativo di ricomposizione dell’io?

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