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Le Théatre du Monde

diretto da Faé A. Djéraba, primo attore Pinocchio (un burattino di legno) con la partecipazione del Globo terrestre, assistente di produzione Sonia Provera.


Cosa si nasconde dietro i limiti della percezione, dietro la realtà fisica che tutti conosciamo? Cosa possiamo vedere con il nostro “terzo occhio”, puntato sul misterioso regno dell'immaginazione e della fantasia?

Penso chela normale percezione, talvolta, celi ai nostri occhi una visione complessa e ci renda più difficile fornire una risposta al nodo gordiano di quesiti e interrogativi che solamente l’arte e il pensiero creativo hanno il potere di sciogliere. Da questo assunto parte la ricerca dell’artiste plasticienne Faé A. Djéraba “Le Théatre du monde” che “incarna”, attraverso un burattino di legno, il suo sguardo visionario.

Tutti conosciamo la favola di Pinocchio, e sicuramente tutti, fin da bambini, abbiamo ammirato le trovate rocambolesche al limite del colpo di scena, che Collodi ha escogitato per sviluppare la storia del piccolo burattino di legno.

In realtà quelle trovate nascondono abilmente, all’interno della favola, dei significati simbolici identificativi che conducono il lettore su un percorso individuale verso una piena identità di sé, verso un risveglio del proprio io più profondo che sublima l’uomo dallo stato di semplice burattino meccanico a essere umano.

Faé condivide con lo spettattore di“Le Théatre du monde” questo percorso, quasi fosse un cammino comune verso “l’illuminazione”. Prende spunto da diverse tradizioni artistiche e influenze culturali e si avvale di alcune similitudini con il surrealismo e l'arte psichedelica degli anni ’60.

Esplora le stesse profondità metafisiche dei poemi di William Blake.

E come Fabián Jiménez, Faé A. Djéraba combina sapientemente tradizione e media digitali, in una sorta di turbine spaziale e temporale, con l’esplorazione del proprio mondo interiore fino ad arrivare al riconoscimento di quell'unità spirituale che connette ogni creatura vivente. Il suo rispetto per il creato e per le creature si riflette puntualmente nella sua arte come anche la sua denuncia nei confronti di chi travalica tale rispetto. Tutte le sue opere, (non soltanto quelle di “Le Théatre du monde”) creano una metafora del nostro mondo contemporaneo tanto straordinariamente complesso da creare sorprendenti e vibranti paesaggi surreali. Forse Faé si sente un po’ come Pinocchio, il chiacchierato protagonista di un’epopea attraverso un mondoostile armato solo di una grande curiosità e una certa insolenza, a volte scaltro ma anche innocente, .

E anche noi dovremmo sentirci un po’ come Pinocchio nell’affrontare la menzogna, il male e i pericoli che giochi, piaceri e tentazioni ci mettono di fronte.

Il burattino corre dietro ai giochi, ai piaceri, alle tentazioni e naturalmente a turno incontra la menzogna e il male. La sua figura è ben rappresentativa della nostra società di oggi. I media, il web, le reti sociali sono i nuovi mezzi di fuga con una doppia lama! Le fake news, le nuove icone dell'intrattenimento, il mondo virtuale ci rendono i nuovi attori e spettatori. Le distanze si riducono e la sensazione di potere, di immortalità aleggia sulle nostre teste. Tutto è possibile, incredibile, sorprendente e cangiante ,come base un falso; una copia del nostro mondo in un clic del mouse.”( Faé A. Djéraba )

Spesso viviamo la nostra realtà come un’ illusione creata da noi stessi, fatta di nostalgia del passato e ansia per il futuro. Questo stato mentale ci fa vivere continuamente in balia del mondo, dato che non avendo il controllo cosciente dei nostri pensieri, semplicemente re-agiamo agli eventi della vita. Non a caso Faè ha scelto come protagonista di “Le Théatre du monde” Pinocchio, un burattino “meccanico” che è in grado di parlare e di muoversi, ma è poco dotato di volontà propria tanto che, quasi inconsapevolmente, ne combina (ma soprattutto ne subisce) di tutti i colori incurante dei consigli del Grillo parlante sommo rappresentante della Coscienza.

Ci stiamo perdendo come esseri umani? Non sappiamo resistere, dobbiamo sempre andare all'estremo senza tener conto dei segnali di allarme: i diritti umani violati, la povertà, il clima impazzito, l'inciviltà, la mancanza di cultura, la pigrizia intellettuale, le pandemie come il Covid ( che a messo in ginocchio il mondo intero).( Faé A. Djéraba )

Assistendo a “Le Théatre du monde” possiamo davvero renderci conto che stiamo, in qualche misura, perdendo la nostra umanità e forse questa rappresentazione di Pinocchio può farci risvegliare dal torpore ligneo del burattino separato dal suo babbo. Forse “Le Théatre du monde” messo in scena da Faé può farci riflettere sull’allontamento della creatura dal creatore e dai suoi fini.

Pinocchio, nella favola, fugge dal padre per andare alla ricerca di soddisfazioni esterne; noi ci distacchiamo sempre più dalla nostra natura per inseguire vani ottenimenti materiali senza preoccuparci della vacuità e dell’inutilità del seguire la “strada facile” che il mondo traccia.

Pensiamo sempre di raggiungere un traguardo importante cedendo alle mille sublimi tentazioni che ci attraggono verso vane chimere, ci distraiamo con innumerevoli “Paesi dei Balocchi”: luoghi di perdizione che forgiano per lo più persone inconsapevoli (con le orecchie da asino) futuri schiavi assoggettati al servizio delle elite dominanti.

Raramente ci concentriamo sul vero senso dell’esistenza, sul sogno, sul bene, sulla giustizia.

Le idee e le realizzazioni di Faé A. Djéraba sono talvolta bizzarre ed imprevedibili. Le mutazioni nello stile narrativodi “Le Théatre du monde” evidenziano le varie fonti di ispirazione che si uniscono insieme per dar luogo a ciò che Faéstessa potrebbe definire “una mescolanza di diverse culture” dalla potenza visionaria, vibrante, colorata che rievoca il suo vero obiettivo: unire le persone e le comunità attraverso la potenza dell'arte.




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